Due anime, una visione

Trent’anni di storie, persone e futuro: il racconto del nostro “Leap”

Ci sono sere in cui non si fa semplicemente accademia o formazione. Ci sono sere che servono a riavvolgere il nastro di un’avventura straordinaria, lunga trent’anni, per scoprire che il filo rosso che unisce il passato al futuro ha un nome ben preciso: le persone.

Sul palco dell’evento per il trentennale di Q&O si sono alternate storie di vita, di cuore, di coraggio imprenditoriale e di sfide vinte. Ma per capire dove stiamo andando, dobbiamo fare un piccolo salto indietro nel tempo, precisamente al 1996.

Il Primo Decennio: “Dare libertà attraverso l’organizzazione” (1996-2005)

Tutto è iniziato da una scelta di vita. Claudio Curcio, allora direttore in Datalogic, vive la nascita della figlia Giorgia e matura una consapevolezza: serve un’azienda vicina a casa, che metta al centro la qualità e l’organizzazione. L’obiettivo iniziale era chiaro e ambizioso: portare i metodi delle multinazionali (come la Qualità Totale e il Just in Time) nel tessuto profondo delle PMI emiliane.

In quegli anni, le multinazionali chiedevano ai fornitori italiani di strutturarsi secondo i requisiti ISO. Il rischio? Che il sapere e il valore dell’azienda risiedessero esclusivamente nella testa dell’imprenditore. Q&O, muovendo i primi passi al fianco di CNA, ha fatto qualcosa di rivoluzionario per l’epoca: trasformare la qualità dell’artigiano in impresa, salvaguardandone l’anima.

A testimoniarlo sul palco è stata Elisa Mammi di 76 Industrial Graphics (allora Serigrafia 76). La sfida dei suoi genitori era tanto semplice quanto profonda: voler andare in camper in totale serenità, senza ricevere chiamate d’emergenza ogni due ore. Attraverso un accurato lavoro di mappatura – fatto di ben 31 procedure e 28 istruzioni operative – Q&O ha estratto i processi dalle menti dei titolari per trasferirli su carta. Il risultato? Un’azienda che in due anni camminava da sola e aveva imparato a gestire la delega, e che oggi continua a cresce con ciò che Elisa chiama “Chiarezza”. Chiarezza nei processi, nei ruoli, nelle responsabilità, ma soprattutto nella direzione da seguire insieme

Come ha ricordato Claudio: “Passando dalle multinazionali alle piccole imprese ho capito che i processi non bastano da soli. Al centro c’è l’Uomo, c’è l’essere umano che vive l’azienda”.

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Il Secondo Decennio: “Non solo macchine, ma soprattutto persone” (2006-2015)

Con l’arrivo della grande crisi del 2008, l’efficienza ha smesso di essere un’opzione ed è diventata pura sopravvivenza. Q&O ha risposto evolvendo il proprio approccio e focalizzandosi su come le persone lavorano insieme. È nato così il marchio di fabbrica di questo decennio: il change&coach®. Da un lato il cambiamento dei metodi e dei processi (Change), dall’altro il supporto alle persone per uscire dalla zona di comfort (Coach).

Un esempio straordinario di questa filosofia è la storia del Gruppo De Nigris, raccontata da Giovanni Garagnani. Tutto è partito da un piano strategico disegnato in una cornice d’eccezione: ad Anacapri, sul Monte Solaro. Lì è nata la visione per trasformare l’azienda, passando da una cultura del sell-in (grandi volumi e container) alla cultura del sell-out (costruzione di un brand forte). La tenacia dei tre fratelli De Nigris, unita al metodo Q&O, ha guidato un passaggio generazionale ed epocale: il fatturato è passato da 25 a 100 milioni di euro senza alcuna acquisizione esterna, abbattendo ogni confine geografico e mentale.

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Il Terzo Decennio: Dalla “gestione del controllo” al Digital Leap (2016-oggi)

Arriviamo ai giorni nostri, in un mercato reso imprevedibile da pandemie e supply chain globali impazzite. Oggi non basta più solo organizzarsi o coinvolgere le persone: occorre decidere in tempo reale. Per farlo servono dati immediati e affidabili.

Q&O ha guidato le aziende verso il Digital Leap. Attenzione: non una semplice digital transformation (che spesso si riduce all’inserimento di un software), ma un salto quantico che ribalta il paradigma. Il cuore di questa rivoluzione è il passaggio dal tradizionale controllo di gestione alla gestione del controllo: un sistema in cui tutti, in tempo reale, vedono cosa accade e possono agire.

Sul palco, Marco Giona (Giona Holding, storica azienda produttrice di scalda acqua e pompe di calore) ha raccontato come la sua realtà sia stata capace di rialzarsi da una crisi profonda grazie alla fedeltà dei collaboratori e a una nuova visione industriale. Con il supporto di Q&O è stato implementato il “Progetto Einstein”, basato sul principio della relatività e sulla logica del Takt Time: anziché spostare fisicamente enormi impianti da milioni di euro, è stato sincronizzato il flusso dei materiali creando una vera e propria linea virtuale. Come un navigatore satellitare, il sistema funziona solo se, oltre alle mappe e al GPS, si imposta una destinazione chiara. E Giona Holding ha tracciato la sua rotta verso il futuro.

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I prossimi 30 anni: Un Manifesto “Futurista” con le scarpe antinfortunistiche

La serata non è stata però solo una celebrazione del passato. Q&O ha vissuto – e sta vivendo – il proprio viaggio nel viaggio: il passaggio generazionale.

Giorgia Curcio ha presentato sul palco la nuova squadra e il nuovo Manifesto di Q&O. Ispirandosi alla rottura degli schemi tipica dei Futuristi, Giorgia ha tracciato la linea di un destino condiviso: “La consulenza non è soltanto numeri e analisi, ma è soprattutto persone, collaborazione e visione condivisa. Il cambiamento non va vissuto da spettatori, va costruito giorno dopo giorno”.

A dare manforte a questa visione è intervenuto Sebastiano Dal Ben, ritrovando in Q&O l’esperienza internazionale e la cultura del “Day 1” appresa in Amazon: l’approccio mentale secondo cui ogni giorno è sempre il primo giorno, dove il cliente è al centro, si accettano rischi calcolati e si impara dagli errori con rapidità decisionale.

In un’epoca in cui l’Intelligenza Artificiale sta stravolgendo il mercato, la posizione di Q&O rimane ferma e coerente con la sua storia: i dati vanno interpretati con le persone. “Non ci sarà mai nessun algoritmo che andrà in fabbrica, guarderà le persone in faccia e capirà il contesto”, ha ricordato Sebastiano. Ed è per questo che il futuro di Q&O continuerà ad essere scritto nel nostro stile inconfondibile: non con le scarpe inglesi dietro a una scrivania, ma in fabbrica, con le scarpe antinfortunistiche.

La serata si è chiusa con un gesto simbolico: la consegna a tutti gli ospiti di un germoglio di Aloe Vera – pianta resiliente che cresce nelle difficoltà e porta benefici, proprio come fa la buona organizzazione nelle aziende – e con un quadro bianco in cui Claudio, Giorgia, Sebastiano, il team e gli ospiti hanno lasciato le proprie impronte colorate e le proprie firme.

Un segno indelebile per i prossimi trent’anni di cammino insieme.

Perché i confini non esistono, e noi non smetteremo mai di sognare.

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